Toasted kamut healthy salad with zucchini, carots and radishes

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Nell’ultima settimana, ascoltando a ripetizione “I lived” dei miei adorati OneRepublic, ho riflettuto a lungo su quel augurio che Ryan Tedder fa al figlio. Ascoltando il testo, ho osservato mia figlia e mi sono augurata per lei una vita lunga, felice e piena, piena di quel ‘tutto’ che la vita sa dare.
E’ stato inevitabile pensare come, a distanza di 30 anni, la mia infanzia e la sua siano profondamente differenti. Non c’era molto per la mia generazione nella Romania di allora. C’era solamente l’arrangiarsi e trovare la felicità nelle piccole cose.
Una dolce amica l’altro giorno mi ha detto che le piacerebbe vedere un film di quando ero piccola. Mi piacerebbe esistesse, ma esistono perfino poche foto di me. Una macchina fotografica era un lusso a quei tempi e poche volte, tra quelli che ne possedevano una, c’era chi desiderasse immortalare un attimo di felicità, che fosse il mio.
Diciamo che in questo senso, mi sono sempre sentita, una volta arrivata in Italia, come una ragazza giunta da un altro tempo, ben più lontano degli anni ’80. Fotogrammi sbiaditi di me, della mia infanzia, su carta ingiallita dal tempo, testimoni di un periodo che ha rappresentato senza ombra di dubbio la felicità.
Anche se mio padre mi ha abbandonata quando avevo 3 anni, anche se il mio dolce nonnino materno è scomparso prematuramente quando io avevo 7 anni, anche se per 3 donne e una bimba la vita non è mai facile, posso affermare con assoluta certezza che la felicità c’era. C’era perché c’era l’Amore. Quello vero, sincero, profondo.
E non dico certo che mancassero le preoccupazioni. Quelle si insinuavano come un serpente velenoso in tutte le giornate, ma io sono grata a quella grande donna che è stata la mia nonnina materna, perché mi ha portato sul palmo della sua mano, facendomi attraversare i giorni con la leggerezza che l’infanzia merita di avere.
Se esistesse un film, amica mia, vedresti una bimba in calzoncini corti, canottierina color pastello, sempre scalza, con i capelli arruffati, sporca di terra e della polvere dell’estate, che corre con gli amici spensierata, che si arrampica sugli alberi per raccogliere frutta acerba, che fa il giro di casa per non farsi prendere dalla nonnina che vuole farla mangiare e che mai riesce a far sedere a tavola il diavoletto che ero.
Vedresti una bimba che sta sotto la pioggia senza il timore di bagnarsi, che sprofonda in oltre un metro di neve felice come solo i bimbi possono esserlo in tutto quel candore. Vedresti una bimba che si lancia da colline e pendii con una slitta rossa, simbolo di una felicità incagliata da qualche parte nelle maglie del tempo.
Vedresti una bimba che ama passeggiare da sola per campi, a coccolare l’erba e i fiori, una bimba che dà da mangiare alle galline e ai maiali, che porta al guado le paperelle, che guarda la nonna fare le trecce di cozonac e pane.
Vedresti una bimba che organizza gare clandestine con lumache ‘da corsa’ con i suoi amici nei giorni di pioggia. Che rincorre le cavallette per prenderle e chiuderle in un baratolo forato da tenere stretto durante la notte, per liberarle il giorno seguente. Vedresti una bimba che si abbandona alle corse tra i filari di mais, che annusa le foglie di tabacco messe ad essiccare lungo le staccionate delle case. Una bimba che rimane sdraiata a terra a guardare una distesa di lucciole confondersi con una coperta di stelle. Una bimba che dondola i piedi in un torrente adombrato dai salici i cui rami flessuosi solleticano l’acqua.
Una bimba che taglia erba e fiori, che mischia l’acqua alla terra, creando così il cibo perfetto per la sua bambola di pezza.
Vedresti una bimba tanto felice!
Tutto ciò che fu freme ancora sotto la pelle e quello che deve ancora venire, pur nella sua incertezza riesce a farmi sognare, proprio come quando ero bimba e perdevo lo sguardo negli spazi vuoti tra una stella e l’altra, cercando di capire cosa ci fosse oltre. Perché quell’oltre ha sempre destato la mia curiosità. L’oltre di tutte le cose e di tutte le persone, di tutti gli eventi. Quell’oltre che non smetto ancora di cercare e che forse è un po’ il carburante che spinge avanti questa mia esistenza.
I pensieri, i miei, sono sempre mille e si dipanano qua e là, generandone altri, generando intrecci misteriosi ed intricati, ed un ricordo ne porta altri 100 i quali, a loro volta ne scoprono altrettanti. E quel ticchettio che c’è nella mia testa non si placa proprio mai.
Forse è per questo che mi prende certi giorni una stanchezza mentale senza pari, nemmeno avessi impiegato tutto il mio ingegno per salvare il mondo da una catastrofe.
Ed è forse per questo, che per alleggerire lo spirito, tengo leggero lo stomaco.
Il mio strepitoso Calendario dell’Avvento mi ha regalato ben 3 kg e mezzo che non se ne vogliono andare, non che io stia facendo grandi sacrifici per eliminarli. Ma tutto sommato, devo dire che cerco di contenere i danni per evitare che le rotondità aumentino.
Così mi delizio con insalate diverse ogni giorno. Quella che vi propongo oggi è molto saporita, fatta con il tanto discusso grano khorasan, la cui coltivazione, ho letto, pare abbia una pesante impronta ecologica, oltre che sul portafogli.
Non ne sono grande consumatrice, ma volevo elaborarlo come avrei fatto con il farro o con l’orzo. E ne è venuta fuori questa insalata davvero gustosa.

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Ingredienti per 4 persone:

  • 400g di grano khorasan cotto (si trova già cotto in commercio distribuito dalla Kamut)
  • 2 carote bio
  • 2 zucchine bio
  • 1 spicchio d’aglio
  • 10 pomodorini datterini
  • 50g di fagiolini
  • 6-7 ravanelli
  • 1 rapa rossa fresca (non cotta)
  • il succo di mezzo limone biologico e la sua scorza grattugiata
  • 2 cucchiai di olio di sesamo
  • 3 cucchiai di olio EVO
  • 1 bicchierino di acqua (facoltativo)
  • sale

Nella wok mettete l’olio d’oliva, portatelo a temperatura, aggiungete l’aglio in camicia schiacciato, le carote, le zucchine, i fagiolini e saltate. Io le verdure le ho tagliate sottilmente con il pelapatate.

In una padella, mettete l’olio di sesamo, aggiungete il grano e fatelo tostare a fuoco medio, finché non lo sentirete sfrigolare. Lasciatelo raffreddare, unite le verdure saltate (eliminando l’aglio) e aggiungete i pomodorini, i ravanelli e la rapa rossa. Condite con un pizzico di sale, il succo e la scorza del limone.

Se lo desiderate, potete aggiungere un cucchiaio generoso di denso yogurt greco, darà qualcosa in più alla vostra insalata.

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8 Comments on Toasted kamut healthy salad with zucchini, carots and radishes

  1. Messapico
    10 febbraio 2015 at 17:55 (2 anni ago)

    Vien voglia di affondare il viso nel piatto per vedere quanti colori rimangono appiccicati in faccia! E’ un gioioso mosaico di bontà!

    Rispondi
    • Rebecka
      Rebecka
      10 febbraio 2015 at 18:51 (2 anni ago)

      Mi dispiace non avertene lasciato un po’, ma prometto che la rifaccio 😛

      Rispondi
  2. alessia mirabella
    10 febbraio 2015 at 18:43 (2 anni ago)

    Non ce l’ho fatta ad aspettare. La cena è sui fornelli che cuoce e i bimbi sono sul divano abbracciati ai loro orsetti preferiti mentre guardano un cartone.
    Ho visto il tuo filmino, Reb. Ho visto quella bambina bella e selvaggia respirare aria buona. Ho visto tua nonna con il grembiule sporco di farina che ti chiama dall’uscio di casa per dirti che è pronto da mangiare. Ti arrivi sporca di terra con qualche spiga infilata tra i capelli, residuo di un tuffo spericolato tra i campi di mais.
    Sei legata alla terra, sei legata all’amore. Già una volta ti ho detto che porti con te una scia luminosa, particolare e significativa sei. Mi sono persa nelle tue parole. Le immagino che mi hai regalato sono meravigliose. E stanotte farò sogni belli, perché hai illuminato anche me. Raccontale queste storie alla tua bimba, falle sapere che mamma piena di vita ha. Sei speciale e io ti abbraccio con tutto l’affetto che posso. Buona serata dolce donna <3, A.

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    • Rebecka
      Rebecka
      10 febbraio 2015 at 18:51 (2 anni ago)

      Le tue parole mi fanno battere forte il cuore, mi emozionano e mi fanno sentire compresa, trovata, da chi come me custodisce tanta luce dentro. Ti stringo forte al cuore dolce stellina…un bacio ai cuccioli

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  3. Selendir
    11 febbraio 2015 at 8:39 (2 anni ago)

    Mia cara, quella bambina aveva un equivalente (più vecchio) qui :me. Giorni e notti (tempo permettendo) passati sull’aia della cascina dei nonni, tra grano e uva matura, tra piccoli animali da cortile, insetti ronzanti e alberi carichi di ogni ben di dio. Sotto la neve abbondante che copriva orti e vigne, così buona da mangiare con un pò di zucchero elimone. La trebbiatura, la vendemmia, la raccolta di noci e poi dei cachi e poi , con i guantini e gli stivaloni di gomma, a cogliere i cavoli ghiacciati, perchè si sa che “i cavoli per essere buoni devono prendere ghiaccio”!Ab braccio e lacrimuccia

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    • Rebecka
      Rebecka
      11 febbraio 2015 at 8:59 (2 anni ago)

      Stellina dolce tu. Il legame con quell’infanzia è sempre forte. Forse è anche quello che ci consente di sopravvivere al rigore di questi tempi ‘moderni’. Ti stringo forte, in attesa di farlo sul serio. <3

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  4. Chiara
    11 febbraio 2015 at 13:26 (2 anni ago)

    Io questo film l’avevo già visto sul treno mentre me ne andavo a Ischia insieme ad una ragazza tanto tanto dolce che mi ha subito aperto il cuore. Rivederlo qui è stata un’emozione, credimi!!!! <3

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    • Rebecka
      Rebecka
      11 febbraio 2015 at 13:31 (2 anni ago)

      Un momento di condivisione bellissimo, quello nostro. Un viaggio bellissimo! Ti abbraccio forte forte

      Rispondi

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